26
Ott
2010

Fattore Delta

Lino aveva preso il treno in ritardo. Aveva corso come un pazzo e alla fine aveva preso il taxi. Non aveva molti soldi con sé, quindi convinse il tassista napoletano ad uno sconto di cinque euro cantando “femmena”.  Aveva preso quel treno proprio all’ultimo minuto mentre il controllore agitava la fiaccola. La nebbia come un velo gli lanciava un saluto. Il suo paese, nascosto dalla foschia, si faceva sempre più piccolo ai suoi occhi, sembrava un piccolo abbraccio. In quel momento un inaspettato moto di stomaco lo sconvolse.

L’alba di Milano. Aria frizzante sulla pelle. La gente si muoveva con passo veloce. L’architettura possente lo rianimò e si fece forza. Prese le mappe stampate da googlemap dal fodero della sua chitarra. Si schiarì la gola. Prese il tram. Quello retrò, di legno. Telefonò ad un suo amico e si accorse di parlare troppo forte dallo sguardo dei presenti. Rilesse la lettera arrivata due giorni prima a casa. Oramai la conosceva a memoria.

“Gentile sig. Gargiulo, le comunichiamo che dopo la selezione avvenuta in data 23-09-10 lei ha riscontrato, come già sa, un esito negativo.  Ma data la mancanza di alcuni concorrenti per motivi familiari e improvvisi forfait, la produzione del programma ha ritenuto necessaria e auspicabile la sua partecipazione al programma “Fattore Delta”.  La sua entrata non avrà bisogno di un ulteriore selezione, in quanto la scelta è stata unanime da parte degli autori.”

Poi fissando la strada, ripetè ad alta voce  la data e il luogo dove presentarsi. “Allora deve scendere alla prossima fermata” disse una vecchina che sedeva accanto. Il palazzo era alto e ombroso. Le vetrate riflettevano un cielo plumbeo e sconosciuto. Le nuvole si contorcevano in spirali e strane figure sui vetri scuri. Una segretaria gli si piazzò di fronte guardandolo con disprezzo. Lino tolse la sciarpa e le mostrò la lettera. La segretaria sorrise, e lui giurò di aver visto un sorriso malizioso.

Per Lino si aprirono le porte del paradiso. Lo studio televisivo dove la trasmissione veniva girata era enorme e luccicante. Tutti erano gentili con lui. Venne affidato ad un gruppo di musicisti professionisti, e iniziò a fare le prove in delle piccole e attrezzate sale studio, tutte per lui. Doveva prepararsi alla prima esibizione davanti alle telecamere, in diretta. Chissà, pensava, cosa diranno tutti gli amici, la  famiglia, il  paese! Li immaginava davanti agli schermi. Come saranno fieri di me.

Lino in quei giorni di studio, di prove sul palco e convivenza con gli altri concorrenti, legò molto con Sandra, una concorrente. Il loro amore sbocciò pian piano, sotto gli occhi di tutta la nazione. Se la avesse incontrata per caso non l’avrebbe mai considerata, non avevano niente in comune, lui un indierocker convinto lei ascoltava pop italiano. La sua ex, una cantante di hard core, gli disse  “Se lasci il tuo gruppo per andare a umiliarti e a venderti a fattore delta, non vali niente” e si lasciarono. Ma il legame con Sandra si faceva molto forte.

Mancava un giorno all’esibizione. Era elettrico. Sandra invece era molto agitata e sconfortata. Da alcuni giorni non stava molto bene. Si svegliava con continui mal di testa e sentiva un aria strana. Aveva smesso di mangiare. Era diventata paranoica. Non dormiva e indossava sempre gli occhiali neri anche di giorno, parlava del senso della vita e del futuro, faceva discorsi strani, essere qui un giorno e poi, chissà. Poco prima della sua esibizione, Lino le si avvicinò per confortarla. Lei lo guardò con aria assente “Lo show business ti mangia vivo, Lino scappa appena puoi. Ti prego…” e poi salì sul palco. Lino un pò amareggiato, pensò che fosse un modo per dirgli che era meglio chiudere la loro storia, da qualche giorno infatti, l’assistente della sala prova le stava sempre addosso, la cercava ovunque.

Si ritirò mestamente in camerino. Qualcuno bussò alla sua porta. Era Elsa, l’aiuto-aiuto-aiuto alla regia. “cosa ci fai qui? Sandra ha finito. Credo che sarà eliminata, non vuoi andare da lei?”

Lino non disse nulla. “Ti vedo giù. Questo non va bene. Forse ho qualcosa che fa per te.” Elsa, si avvicinò a lui e iniziò ad accarezzarlo e a ripetere di stare tranquillo con voce più calda, le sue dita erano morbide come il velluto. Poi iniziò a spogliarsi. Lino era sorpreso, ma i suoi occhi così intensi avevano qualcosa di ipnotico, velati da una patina trasparente sembravano risplendere e avere vita propria. Elsa non sembrava più la stessa. Sotto i soliti abiti larghi e sciatti si nascondevano curve impensabili. Lino ammaliato,  si lasciò andare e si stesero sul divanetto. Lei lo stringeva, lo graffiava e iniziò a morderlo ovunque. Lino non aveva mai provato delle sensazioni così. Le unghie e i denti che lo trattenevano sembravano allungarsi e penetrare nella carne. Lino sentiva bruciare la sua pelle e un dolore atroce lo paralizzò. Elsa iniziò a succhiare il sangue dal collo e questo colava ovunque, sui vestiti, sul divano.  Avida, strappava la carne del torace con i denti affilati.  Lino era in un turbine di incoscienza, spaventato, non si muoveva, non credeva a ciò che sentiva e vedeva, senza  forze si trasformò in vittima e non riuscì a reagire. Perse i sensi.

Si risvegliò sul divanetto, era ancora vestito.  Si sentiva stanco. Un gran mal di testa lo fece barcollare. Iniziò ad avere  ricordi confusi e oscuri della notte prima. Ricordò alcune scene della notte sul divanetto. Elsa.  Iniziò a guardarsi in giro e a toccare il suo torace, il suo collo. Il divano, il pavimento, i suoi vestiti erano intatti.  Nessun segno sul corpo. Poi pensò a Sandra. Corse in corridoio disgustato. Iniziò a cercarla, disperato. La gente che incontrava nel corridoio lo guardava strano. La loro voce era distorta e ironica. “Lino dove vai? hai un aria cadaverica oggi…” “credo che tu abbia bisogno di un paio di occhiali.” “Questo lavoro ti distrugge, non è vero?” Trovò Elsa. Sistemava con noncuranza la telecamera nello studio. I riflettori erano spenti e sono una luce rossa d’emergenza si diffondeva lieve nella sala. La sala delle riprese con le luci spente e vuota, non sembrava poi così luccicante. Aveva qualcosa di inquietante. I posti vuoti erano occupati da ombre, queste ombre si muovevano.

“Ciao Lino” disse lei sorridendo.

“Dov’è Sandra? l’ho cercata ovunque…”

“Sandra chi, scusa…” Lino iniziò ad agitarsi.

“Lino stai tranquillo. Ma cosa è successo? hai avuto un brutto sogno?”

Lino iniziò a strattonarla “Dimmi dov’è Sandra” urlò.

Elsa lo strattonò via con forzae lo fece cadere a terra, poi la sua figura sembrò mutare. Sembrava più alta e possente. I suoi occhi brillavano dietro i manifesti di fattore delta nel buio.  “Lino, Lino…come sei irruente…lasciati anche tu risucchiare dallo show business, non vedi l’ora, io lo so. Un lavoro del genere, lo sai, richiede fatica, sudore e….sangue”.

Un ombra scese su Lino e in quel momento cadde giù il sipario sotto il rumore di alcuni applausi.

Intanto un altra alba. Un altro treno.

Il palazzo  dai vetri scuri rifletteva un cielo plumbeo,  capeggiava in alto l’insegna FATTORE DELTA, e la gente si accalcava all’entrata in attesa del grande momento.

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{6 Responses to “Fattore Delta”}

  1. Puoi fare di più

  2. guarda, è la prima volta che mi accingo a scrivere un qualcosa che faccia paura senza appunto spaventarmi…e a questo punto direi anche l’ultima.
    però l’idea di un reality dove si mangiano i concorrenti mi piaceva proprio!!!

    scarlattina blu
  3. no l’idea è bella.. ma credo tu abbia le capacità per svilupparla meglio 🙂
    e spero che lo stesso valga per me.. che devo migliorare e molto anche se scrivere racconti non è decisamente il mio campo.. cmq per scrivere dell’orrore serve spaventarsi..

    • Dici?? io con l’horror non ho proprio questo forte legame…insomma per poco non mi spavento anche con i film della Hammer!!
      l’ho scritta velocemente, ero al lavoro…pessima idea direi.

      non è vero che scrivere racconti non è il tuo campo, anzi!
      però lo devo rileggere meglio, che ora sono di fretta.
      🙂

      scarlattina blu
  4. Io credo scrivere Horror sia la cosa più difficile.. prima grandi autori ci si accostavano adesso.. solo autori di genere e io odio gli autori di genere.

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